san-celso.jpgSul trafficato corso Italia si staglia il movimentato ingresso dell’atrio della chiesa di S. Maria presso S. Celso . Il progetto originario dell’atrio fu affidato a Cristoforo Solari nel 1503 e completato nel 1513 dal Cesariano secondo una tipologia bramantesca. Martino Bassi (1572), per intronare la parte prospiciente del cortiletto interno con la ricca facciata, sovrappose al primitivo cotto basamenti e semicolonne in marmo con capitelli in bronzo. A sinistra, sotto il porticato, troviamo un tondo in marmo con l’effigie della Madonna del miracolo, mentre sul lato opposto un pozzo di forme classiche. LA FACCIATA – Il progetto originario della facciata èdi Galeazzo Alessi (1565-1568), realizzato e ritoccato poi, soprattutto nella zona superiore, da Martino Bassi (1572). La facciata si presenta divisa in cinque ordini. Il piano terra ha cinque porte, la centrale è la più solenne, realizzata dallo scultore Annibale Fontana (metà XVI sec.). Dello stesso autore sono i festoni decorativi sopra le due porte laterali e le due “Sibille” poste sul timpano spezzato del portale centrale. A sinistra e destra, le statue eli “Adamo” ed “Eva con il tentatore” dello scultore Stoldo Lorenzi, coevo al Fontana. Al secondo ordine troviamo al centro l’”Annunciazione” (Lorenzi), con il bassorilievo della “Nascita di Gesù” (Annibale Fontana); a sinistra la “Presentazione ai tempio” (Lorenzi) e a destra l’”Adorazione dei Magi” con le statue di “Isaia” e “Zaccaria” (Fontana). Al terzo ordine sono aperte tre grandi finestre, delle quali la centrale è chiusa da una vetrata con l’”Assunzione”. Ai lati le statue dei profeti “Geremia” (Fontana) ed “Ezechiele” (Lorenzi). Il quarto ordine contiene quattro bassorilievi che da sinistra a destra presentano: la “Visitazione” (Giulio Cesare Procaccini), la “Fuga in Egitto” (Lorenzi), le “Nozze di Cana” (Fontana) e la “Natività di Gesù” (Procaccini). Il timpano èla parte più ritoccata dal Bassi rispetto all’originale dell’Alessi. Al centro la scena del sepolcro vuoto di Maria con gli apostoli sconcertati (Milano Vimercati), sulla sommità l’”Assunta” (Fontana), copia fedele dell’originale conservato ora nel retrocoro della chiesa. L’INTERNO – L’interno del santuario è un modello dell’architettura milanese del tardo Rinascimento, specchio dello spirito umanistico del secondo Cinquecento, articolato con proporzioni solenni e grandiose dove la decorazione ha raggiunto una sua unitarietà pur attraverso i vari progetti e le alterne vicende edilizie. La chiesa è a croce latina, a tre navate, di cui le laterali formano un retrocoro deambulatorio, posto dietro all’altare maggiore. La zona centrale è opera dell’Alessi per quanto riguarda l’interno, mentre l’esterno è del Dolcebuono, le navate laterali sono opera di Cesariano. La decorazione scultorea, in particolare, fu progettata e attuata per la maggior parte sul finire del XVI sec., mentre la decorazione pittorica presenta due momenti fondamentali; il primo attorno alla metà del Cinquecento, espressione del gusto dominante alla corte di Carlo V, rivolto soprattutto all’arte veneta; il secondo, di qualche tempo più tardo, fu particolarmente sensibile alla Riforma cattolica, voluta dai Borromeo, con la ripresa di committenze agli artisti locali.
LE CAPPELLE – Le cappelle sono molto numerose, adorne di pale d’altare dei più importanti artisti del Rinascimento e del Barocco lombardo. Iniziamo la visita dal lato sinistro. Nella prima cappella troviamo una tela del Bergognone, la “Madonna tra i Santi” (XVI sec.), probabilmente donata dai Borromeo nel 1788. Gli stucchi e gli affreschi sono invece di Cerano (VII sec.). Nella seconda cappella troviamo l’affresco miracoloso della “Madonna fra i Ss. Nazaro e Celso”. La terza cappella contiene il “Martirio di S. Caterina d’Alessandria” del Cerano, mentre gli affreschi sono dei Fiammenghini. La quarta cappella presenta la pala della “Pietà” di G.C. Procaccini. Sempre su questo lato si apre la sagrestia con tele dei Procaccini e preziosi mobili in noce cinquecenteschi opera di G.B. Mangone.
IL SARCOFAGO DI S. CELSO – Nel transetto sinistro è visibile il sarcofago paleocristiano, un tempo conservato nella basilichetta di S. Celso, contenente le reliquie del martire, qui voluto dal card. Schuster. Il sarcofago, del IV sec., presenta bassorilievi con episodi della vita di Cristo: il Presepio, i Magi, Gesù tra Pietro e Paolo, le donne al sepolcro, l’incredulità di Tommaso; sul fianco destro Mosè fa scaturire le acque e sul sinistro la guarigione dell’emorroissa. All’altare una tavola di Camillo Procaccini, sotto un’urna, conserva le reliquie del martire Basilide.
IL MORETTO – Entrando nel deambulatorio nella prima cappella di sinistra troviamo una tavola del Moretto (XVI sec.) rappresentante la “Caduta di S. Paolo”. Proseguendo nella quarta cappella del deambulatorio possiamo ammirare la tavola rappresentante “Gesù domanda e riceve la benedizione di sua madre prima della passione” di Carlo Urbini da Crema (fine XVI sec.). L’episodio bene si adatta alle esigenze del concilio tridentino di esortare gli animi commuovendoli. Nella cappella centrale si conserva il “Battesimo di Gesù” di Gaudenzio Ferrari, proprio di fronte alla statua dell’”Assunta” del Fontana. Sull’altare del transetto di destra troviamo “S. Girolamo che riceve il cappello cardinalizio da Gesù Bambino alla presenza di Maria e Giuseppe” di Paris Bordone, discepolo del Tiziano (1548). Nella seconda cappella di destra è conservato il Crocifisso di S. Carlo, opera di grande importanza storica e devozionale. Fu portato dal santo in persona al santuario in una memorabile processione di penitenza in occasione della peste del 1576. Sotto la mensa eucaristica, in un’urna, è conservato il corpo di S. Celso, qui voluto per la devozione popolare dal card. Schuster nel 1935.
L’ALTARE DELLA MADONNA – Avviciniamoci all’altare della Madonna (navata centrale, zona del presbiterio a sinistra), opera di Martino Bassi (1584-88): si presenta come un grande tabernacolo intorno alla nicchia centrale nella quale si conserva una statua dell’”Assunta”. Sotto la mensa vi è l’affresco evanescente della “Madonna di S. Ambrogio e del Miracolo”, oltre una grata di ferro, su un frammento del muro ambrosiano del IV secolo. Il paliotto d’altare è formato da due sportelli apribili in argento sbalzato a forte rilievo rappresentanti la “Natività di Maria” e la “Dormizione” (Fontana).
L’ALTARE MAGGIORE – L’altare maggiore realizzato nel 1827 su progetto di Carlo Garavaglia, è in marmi neri, pietre dure e bronzi anche dorati; il ciborio circolare è di Canonica, mentre la statua del “Redentore” di Camillo Pacetti (artisti neoclassici). Il coro, su disegno dell’Alessi, venne realizzato dagli ebanisti Gaza e Taurini (XVI sec.): ricorda l’imponente impostazione architettonica della facciata, i pannelli intarsiati presentano motivi paesaggistici con antiche architetture.
IL TIBURIO – Al di sopra si innalza il tiburio edificato dal Dolcebuono che, nella cornice del tamburo riporta, in dodici nicchie, la corona degli “Apostoli”, opera in terracotta di Agostino De Fondutis (fine XV sec,), La cupola presenta anche altre decorazioni scultoree del Fontana e del Lorenzi, nonché affreschi di Appiani (1792-1795).

Fonte: http://www.chiesadimilano.it