Il matrimonio non è soltanto un giorno di festa in cui si celebra l’unione d’amore tra due persone, ma anche un vero e proprio contratto che regola i rapporti patrimoniali fra i coniugi. Oltre all’organizzazione della festa e del viaggio di nozze, gli sposi sono tenuti ad occuparsi di questioni pratiche ben più importanti, come la scelta del regime patrimoniale (comunione o separazione dei beni). La scelta del regime patrimoniale da applicare alla nuova famiglia che nasce con il matrimonio va fatta con scrupolo ed attenzione, valutando tutti i pro e i contro, senza farsi condizionare dai sentimenti.

Prima di decidere è bene informarsi e capire quali conseguenze comporta l’una o l’altra scelta.Vediamo in cosa consiste e in base a cosa bisogna fare la propria scelta

Cosa dice la legge

Con la riforma del “diritto di famiglia” avvenuta con la legge n° 151 del 1975, si è stabilito che, in mancanza di una scelta precisa, il regime patrimoniale della famiglia che si applica è quello della comunione dei beni. Ciò significa che è necessario dichiarare all’ufficiale dello stato civile o al sacerdote per quale regime patrimoniale si opta, a seconda che si tratti di un rito civile o religioso. Se non si dichiara nulla, si applica automaticamente il regime della comunione dei beni.

Comunione legale dei beni

Nel regime di comunione rientrano tutti i beni acquistati durante il matrimonio: appartamento, computer, televisore, automobile, ecc. Ogni coniuge è proprietario al 50% dei singoli beni, e questo sia nel caso in cui il bene sia stato comprato da uno solo dei due, sia che l’acquisto sia stato fatto da entrambi. In pratica: se la moglie acquista un dipinto, questo apparterrà anche al marito per metà, nonostante l’acquisto sia stato materialmente effettuato da sola. Gli atti di ordinaria amministrazione riguardante i beni sono eseguiti da ognuno dei coniugi per se stesso, mentre quelli di straordinaria amministrazione vanno effettuati da entrambi.

Tornando all’esempio del dipinto, per assicurarlo basta il consenso di uno solo dei coniugi, mentre per venderlo è necessario che entrambi i coniugi siano d’accordo. Altro esempio riguarda l’abitazione. Se i due coniugi optano per la comunione legale dei beni, a prescindere da chi abbia comprato l’appartamento, questo appartiene per metà ad entrambi. Per venderla entrambi devono dare il loro consenso. Anche se la vendita dovesse riguardare soltanto una quota della casa (50%) il notaio farà firmare l’atto di vendita sia a uno che all’altro.

Separazione dei beni

Si può optare per questo regime patrimoniale sia al momento della celebrazione del matrimonio, sia quando lo si ritiene opportuno: in questo caso serve un atto notarile. Optando per la separazione dei beni, i coniugi sono liberi di gestire gli acquisti effettuati durante il matrimonio. La legge stabilisce che il coniuge può procedere alla vendita anche della propria metà senza avere il consenso del partner, che rimane proprietario dell’altra parte (50%). Si resta cioè proprietari di tutto ciò che si è acquistato sia prima che durante il matrimonio. Le spese comuni riguardanti la casa e i figli sono appannaggio di entrambi i coniugi, che sono chiamati a contribuire in modo proporzionale a ciò che guadagnano.

Le eccezioni

Appartengono ad entrambi lo stipendio o la liquidazione, come pure i debiti contratti da uno dei coniugi. Alcune categorie di beni non rientrano nella comunione e quindi restano di proprietà dei singoli coniugi. E’ il caso dei beni posseduti prima del matrimonio, di ciò che è stato acquisito a seguito di successione e donazione e dei beni strettamente personali, come i vestiti. Quindi l’abitazione che apparteneva ad un coniuge da single resta a lui, come pure quella eventualmente ereditata in seguito.
Fonte: http://legale.guidaconsumatore.com