Santa francesca romana.jpgLa chiesa fu costruita nel IX° secolo su un precedente oratorio di Paolo I°, in seguito ampliata nella seconda metà del X° secolo, quando prese il nome di S.Maria Nova per distinguersi dalla chiesa di S.Maria Antiqua già presente nell’area del Foro Romano. Nella metà del XII° avviene il restauro del campanile e la decorazione dell’abside. Dal XV° secolo fu dedicata a S.Francesca Romana, monaca benedettina vissuta tra il 1384 e il 1440, fondatrice del monastero di Tor de’ Specchi, che qui pronunciò l’oblazione nel 1425. La chiesa venne rinnovata in stile barocco nel 1600, durante il pontificato di Paolo V°. [1605-1621] La facciata in travertino è opera di Carlo Lombardi [1615] in cui si ritrovano influssi palladiani: nella parte centrale due paraste corinzie giganti poggiano su alti plinti con finestra balcone e timpano decorato da statue. Accanto il campanile romanico del XII° secolo a cinque ordini. La pianta interna è a unica navata con cappelle laterali e soffitto ligneo a cassettoni intagliati e dorati realizzato su disegno del Lombardi. [1612] Nella prima cappella a destra, nella volta ‘Dottori della Chiesa’ della scuola di Melozzo da Forlì. Al termine della navata gruppo scultoreo della ‘Confessione’ su disegno del Bernini [1644-49] mentre sotto l’edicola si trova la statua di S.Francesca Romana e l’Angelo di Giosuè Meli. [1866] Nel transetto destro il monumento funerario di Gregorio XI°. Ai lati ‘Martirio di S.Nemesio e compagni’ di Domenico Maria Canuti, [1684] nel catino absidale ‘Madonna con Bambino e santi’ mosaico della seconda metà del XII° secolo, sull’arco figure di profeti di Cesare Maccari. [1870] Sotto il transetto è disposta la cripta con tomba della santa sistemata nel 1868 dallo scultore Andrea Bisori Vici e un medaglione marmoreo raffigurante Santa Francesca e un angelo di scuola berniniana. Nella prima cappella a sinistra la ‘Natività’ di Carlo Maratta e ‘Il Beato Tolomei e il Diavolo’ attribuito al Canuti. Nella sagrestia è collocata la Madonna Glycophilusa, icona della prima metà del V° secolo proveniente dalla chiesa di S.Maria Antiqua e i dipinti ‘Madonna in trono fra i Ss.Benedetto e Francesca Romana’ di Girolamo da Cremona, ‘Madonna in trono e santi’ di Sinibaldo Ibi, [1524] ‘Paolo III° e il cardinal Reginald Pole’ attribuibile a Perin del Vaga o al Sermoneta, ‘Miracolo di S.Benedetto’ di Pierre Subleyras [1744] ‘Trinità e il Beato Tolomei’ di Giacinto Brandi.

Apertura: 9.30-12 e 16-19
Dove: Piazza S.Francesca Romana 4
Come arrivare: dalla fermata metro Colosseo dieci minuti a piedi

Il primo passaggio che modifica il significato dell’arte nella Chiesa come luogo di culto avviene dalla trasformazione della basilica paleocristiana in chiesa medioevale. Nel passaggio dall’alto al pieno medioevo, l’arte perde difatti la sua rigidezza e il suo impaccio, ma conserva il suo carattere profondamente religioso e spiritualizzato, e resta anche in seguito l’espressione di una società tutta pervasa dal cristianesimo. Ma la visione propria del Medioevo non è comunque il risultato del periodo precedente: l’arte paleocristiana infatti, non aveva ancora nulla della trasparenza dello stile romanico e di quello gotico. La spiritualità del paleocristianesimo in realtà era ancora quel generale, vago spiritualismo che aveva caratterizzato il paganesimo. Le forme dell’arte paleocristiana sono significative solo in senso psicologico, non metafisico: sono espressionistiche, non divinatorie. I grandi occhi sbarrati dei tardi ritratti romani esprimono una vita psichica intensa, intellettuale e affettiva; ma questa vita psichica è senza sfondo metafisico e in sé non manifesta ancora la nuova religione. L’arte paleocristiana supera l’incertezza formale e l’impaccio solo dopo l’editto di Milano del 313 d.C, con Costantino che riconosce il Cristianesimo, quando diventa l’arte ufficiale dello stato e della corte, degli ambienti aristocratici e colti. Ora, in opere come il mosaico absidale di Santa Pudenziana, essa riacquista quell’armonia di cui ancora prima non voleva sentire parlare, ostile com’era al sensualismo classico. L’idea che soltanto l’anima è bella, e il corpo, come ogni cosa materiale, non è degna e contaminata, viene respinta, dopo il riconoscimento del Cristianesimo, almeno per un certo periodo di tempo. La Chiesa, istituzione che si è consolidata, fa rappresentare Cristo e i discepoli in aspetto solenne e dignitoso. L’ideale cristiano non cambia però nel suo aspetto esteriore ma nella funzione sociale dell’arte. Per l’antichità classica, l’opera d’arte aveva un valore prevalentemente estetico, per il Cristianesimo essa ha un significato completamente diverso. Così nel Medioevo niente è superfluo: non c’è una scienza e un’arte che siano indifferenti alle fede. Anzi l’arte è lo strumento più prezioso per l’opera educativa della Chiesa, rivolta al popolo ignaro che non riesce a comprendere i ragionamenti astratti e che per capire ha bisogno di una figurativa che gli trasmetta valori, principi, significati morali. I metodi compositivi e le forme provengono dall’Impero Bizantino e su questi, più tardi, avverrà quell’evoluzione stilistica che intrapresa da Cimabue condurrà a Giotto e al fermento innovativo della scuola fiorentina. Un passaggio importantissimo, da cui nasce la storia della pittura italiana ed europea.
particolare di ‘Madonna con Bambino e Santi’ mosaico della seconda metà del XII° secolo
francescainterni.jpg L’arte bizantina rappresenta Cristo come un Re, Maria come una Regina; l’uno e l’altro indossano vesti preziose, e siedono freddi, inespressivi e distanti sul loro trono. Gli angeli assistono e formano processioni severamente ordinate. Tutto è grande e possente, ogni elemento umano, soggettivo, è soppresso. Un rituale intangibile vieta a quelle figure di muoversi liberamente, di uscire dalle file, di volgere lo sguardo. L’uso dei colori è semplice, chiaro, distinto: tutto è contenuto in forti contorni ininterrotti, in colori puri, senza gradazioni. Alla fine del Duecento e al principio del Trecento, Giotto porterà così quell’innovazione pittorica che modificherà per sempre le forme e lo stile. Avviene un processo che si concreta, di fatto, nella progressiva liberazione dalla dominante cultura bizantina, ed è affrettato dal fatto che questa cultura ha ormai esaurito le sue possibilità di sviluppo, allo stesso modo che l’impero d’Oriente ha concluso il proprio ciclo storico e si avvia ineluttabilmente alla fine. Il processo è graduale e si compie a livelli diversi. Il processo di superamento della figuratività bizantina, avviene, in Toscana, ad un livello intellettuale più elevato che certamente è in rapporto con l’intensa, agitata vita religiosa suscitata dalla propaganda degli ordini religiosi. Il problema di fondo, di una riforma strutturale del fatto pittorico, si pone con Cimabue: la sua linea si tende in curve elastiche, sensibilizza a tal segno le zone di colore che separa, da esigere il termine medio di una variazione chiaroscurale, di una permeazione luminosa. Come nel suo Crocifisso, dove più che una forma umana idealizzata, [tipica della pittura bizantina] il Cristo è una trama spaziale che si configura come una forma umana. Ecco che Gesù nella pittura si fa uomo e ci trasmette la sua sofferenza, nel suo volto intravediamo le sue sensazioni. E’ la grande rivoluzione filosofica che condurrà progressivamente alla diversificazione rappresentativa dell’iconografia cristiana e che avrà in Firenze il suo centro di sviluppo. Gli artisti introducono così, opera per opera, elementi innovativi, che rendono i personaggi religiosi e spirituali sempre più intensi, profondamente più vicini allo spettatore, più verosimili e reali. Un processo naturalistico che avrà il suo culmine con Leonardo, la sua armonia estetica con Raffaello, il senso del quotidiano con Caravaggio e che s’interromperà con il Barocco, nella seconda metà del 1600, quando si evade verso un’iconografia estatica, dominata da una luce soprannaturale, ai confini tra terreno e cielo. La raffigurazione del tema religioso, dal Barocco in poi, inizia a diminuire per un radicale cambiamento che avviene all’interno della società. Nel 1700 nascono e si affermano le prime vere e proprie forme di borghesia capaci di dare vita a propri modelli di organizzazione civile e culturale. Nello stesso tempo l’Europa è investita dal fermento scientifico e dallo sviluppo del pensiero Illuminista, che nega l’esistenza di idee innate nella mente umana affermando che le cognizioni dell’individuo sorgono dall’empirismo, ovvero dall’esperienza, ponendo le promesse del deismo, una religione personale. Nella metà del ‘700 si realizza nella cultura il distacco definitivo col mondo della tradizione, e l’intellettuale, l’artista, si trova così in una situazione in cui, divenuto autonomo, è invitato a contribuire allo sviluppo di modelli artistici nuovi. Per approfondimenti sugli artisti visita questa pagina.

DA NON PERDERE:
Lanfranco, Bernini, Caravaggio, Guercino, Raffaello a S.Agostino. Rosso Fiorentino, Raffaello e Pietro da Cortona a S.Maria della Pace. Gli affreschi di Filippino Lippi e di Giovanni De Vecchi a S.Maria sopra Minerva e di Masolino nella Basilica di S.Clemente. Caravaggio, Annibale Carracci, Carlo Maratta e Pinturicchio a S.Maria del Popolo. Federico Barocci e la decorazione della cupola di Pietro da Cortona a Chiesa Nuova. Gli affreschi del Pinturicchio e il pavimento cosmatesco di S.Maria in Aracoeli. L’estasi di Santa Teresa di Bernini a Santa Maria della Vittoria. La beata Ludovica Albertoni di Bernini a San Francesco a Ripa. La Pietà a S.Pietro e il Mosè di Michelangelo a S.Pietro in Vincoli. I mosaici di Jacopo Torriti a S.Maria Maggiore e a S.Giovanni in Laterano. Domenichino e Caravaggio a S.Luigi de Francesi. La cupola di S.Andrea della Valle decorata dal Lanfranco. La volta e la cupola affrescata dal Gaulli alla chiesa del Gesù. I mosaici di Pietro Cavallini a S.Maria in Trastevere, S.Cecilia, S.Crisogono, S.Maria in Aracoeli.
Fonte:www.romecity.it