suocera.jpgQuando la coppia scoppia e’ colpa della suocera. Questo almeno secondo i giudici della Corte di Appello di Salerno che, con una sentenza senza precedenti, hanno confermato la leggenda popolare secondo la quale la parola suocera e’ sempre sinonimo di guai. Di certo lo sara’ stato per la storia di Antonio e Gemma, protagonisti di un matrimonio finito in pezzi appena quattro mesi dopo le nozze.

L’ombra della suocera
Una storia d’amore come tutte le altre, quella dei due sposini di Amalfi, suggellata con il matrimonio celebrato nella chiesa di Sant’Andrea nel gennaio del 1998. Una grande storia d’amore, garantiscono amici e conoscenti, con una sola ombra: quella invadente e sempre piu’ petulante della mamma di lei. Un’ombra talmente pesante che, pochi giorni prima del matrimonio, Antonio aveva promesso alla futura sposa di chiedere il divorzio se la suocera avesse continuato ad interferire nella loro relazione. Promessa puntualmente mantenuta.

L’annullamento ecclesiastico
Ad aprile, infatti, appena quattro mesi dopo la celebrazione del matrimonio, Antonio si rivolse ad un legale per chiedere l’annullamento del matrimonio. “Non ce la facevo piu’ – spiega Antonio P., di 37 anni, commerciante d’auto – la mia vita si era trasformata in un inferno. Non posso raccontare i soprusi che ho subito da mia suocera. Posso solo dire che la separazione e’ arrivata come una specie di liberazione”. L’annullamento, che arrivo’ quasi inaspettato, venne pronunciato dal Tribunale ecclesiastico Interdiocesano Salernitano-Lucano secondo il quale l”‘apposizione di una “condizione sul futuro”” fatta dallo sposo, costituiva motivo di nullita’. Dopo il pronunciamento del tribunale ecclesiastico, arrivo’ anche la decisione del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, che rendeva esecutivo l’annullamento.

Il riconoscimento della Corte d’Appello
La promessa di Antonio di lasciare Gemma se la suocera avesse continuato ad invadere il campo coniugale, era dunque per i giudici ecclesiastici un accordo a tutti gli effetti, anche se stabilito solo verbalmente. Finito in frantumi il matrimonio, Gemma ha quindi deciso di rivolgersi alla Corte di Appello di Salerno per chiedere il riconoscimento della sentenza ecclesiastica nello Stato italiano, probabilmente stanca della controversia giudiziaria innescata dal marito. I giudici del tribunale hanno dichiarato efficace nell’ordinamento italiano la sentenza. Secondo la Corte la condizione apposta dal marito era conosciuta dalla moglie e la decisione del Tribunale ecclesiastico non e’ contraria all’ordine pubblico, che i giudici salernitani erano chiamati a verificare.

La nuova vita della coppia
“Nessuna suocera dispotica – ribatte Gemma M.C., trentunenne di Ravello – la verita’ e’ che il mio ex marito non era fatto per il matrimonio. Subito dopo le nozze e’ cambiato, e’ diventato un altro. Ha trascurato me e mia figlia. Grazie a Dio e’ finita, ma quei mesi sono stati i piu’ difficili della mia vita. I miei hanno saputo dell’inferno che stavo vivendo solo alla fine, quando il matrimonio era gia’ sepolto. Mia madre ha fatto tutto quanto farebbe una madre che vede la propria figlia in difficolta’. Ora ho una vita nuova e quel matrimonio e’ morto e sepolto”. Una vita nuova se l’e’ ricostruita anche Antonio. Con una nuova compagna. “E una suocera buona e comprensiva” aggiunge. “I primi tempi dopo il matrimonio avevo l’incubo delle suocere. Ma poi ho conosciuto l’attuale compagna, e la paura delle suocere e’ svanita. Spero solo di poter tornare a frequentare mia figlia – conclude l’uomo – di quel matrimonio e’ l’unica cosa bella che mi e’ rimasta. E’ in corso un giudizio presso il Tribunale di Salerno. Voglio che si risolva tutto nel migliore dei modi”.

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